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La lenta scomparsa delle api

23 novembre 2019

La lenta scomparsa delle api ( articolo)

Si parla ormai da alcuni anni dello spopolamento della api per la funzione di insetti impollinatori che ricoprono, in realta’ tutti gli insetti impollinatori stanno avendo questo problema , bombi, farfalle, varie specie di api e vespe, responsabili del 75% della produzione agricola per l’alimentazione.
Questa moria ha un nome, Sindrome di Spopolamento degli Alveari ( CCD) 
In Italia la Coldiretti ha dichiarato che nel 2007 c’è stato un calo di 200.000 da alveari.
In Cina nel periodo del boom economico e a causa dell’ inquinamento da carbone c’è stata una perdita di api del 95%.
Negli USA la popolazione delle api è calata del 90% negli ultimi 20 anni e dal 2016 le api sono ufficialmente a rischio inserando 7 specie  nella lista della fauna che merita una speciale protezione, in base al rapporto  “Endangers Species Act”, lo ha fatto sapere l’Ente governativoUS Fish and Wildlife Service”.
349 specie autoctone sono a rischio, ed altre 794 sono dichiarate in declino. Si tratta dei risultati sul controllo delle 4337 specie negli USA ed Hawaii.
Le cause di questa situazione sono:
Cambiamenti climatici
Perdita habitat naturali
Abuso pesticidi,
urbanizzazione,
parassiti e malattie diffuse dalla globalizzazione.

Il cambiamento climatico ha cambiato il ritmo di alternanza delle stagioni, creando gravi problemi alle api in particolare, l’uscita anticipata dalle arnie rende più difficile per loro trovare il cibo.


Da qualche tempo, l’attenzione è concentrata su una famiglia particolare di pesticidi : i neonicotinoidi, usati in vasta scala nella concia dei semi.
La concia dei semi consiste nell’ applicazione di trattare i semi con varie sostanze (agrofarmaci, fertilizzanti, biostimolanti, ecc) finalizzata a contrastare l’ azione patogena e  di emergenza delle piante.
Si è visto che i semi conciati aumentano la produzione fino al 20%.
La manipolazione dei semi trattati deve essere fatta utilizzando dispositivi DPI: tuta, maschera, guanti,  prestando particolare attenzione a non farli entrare in contatto con persone ed animali e di non disperderne i semi fuori dal campo seminato.
Le api che entrano in contatto con queste sostanze perdono l’orientamento e non riescono a rientrare all’alveare . Quelle che riescono a tornare, portano un carico inquinante che va ad indebolire tutta la famiglia, rendendela più esposta alle malattie e ai parassiti, oltre al fatto che va ad inquinare anche il miele.
Da uno studio pubblicato sul Royal B’s Journal Roceting si è anche visto che la capacità riproduttiva dei maschi (fuchi) ne risente particolarmente, calando del 36% la possibilità di riproduzione.
Da uno studio dell’Università di San Diego, è stato accertato che una piccola dose di neonicotinoide modifica il gusto delle api rendendole eccessivamente selettive nella ricerca del cibo, e ne condiziona il ruolo di esploratrici, e comunicheranno alle altre bottinatrici solo fonti nettarifere dalla concentrazione a loro gradita.
In un altro studio si è constatato che dosi sub-letali di “Imicloprid” diminuiscono le dimensioni delle ghiandole ipofaringee del 16,3% già dal 14° giorno di vita , oltre a ridurre i movimenti addominali di ventilazione del 60%.
Si è visto che i fluidi fisiologici del mais prodotto con semi conciati con neonicotinoidi trasferiscono importanti quantità di molecola insetticita dal seme fino alla superficie delle foglie. Questi fluidi vengono utilizzati come fonte di approvvigionamento idrico per le api ed altre forme di vita, sia per guttazione, che come rugiada e può persistere per settimane sulla superficie delle foglie. Ma questo avviene anche sulle foglie di altre colture.

Segnalo un link con vari studi effettuati da Università e Laboratori di Ricerca in merito alla tossicità dei vari insetticidi, http://www.mieliditalia.it/api-agricoltura-ambiente/notizie-api-e-pesticidi/81066-recenti-ricerche-scientifiche-su-api-agricoltura-pesticidi

Il mais è una delle colture incriminate per questa moria di insetti, ed è una delle più diffuse. Si è notato che nelle sue vicinanze le api scompaiono, anche perchè produce grandi polline con alte percentuali di veleno che viene trasportato dal vento anche a grandi distanze.
Abbiamo parlato dell’ America, ma il problema investe anche l’Europa. Francia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito hanno gravi  perdite della popolazione delle api.
In Olanda è cominciata un’ iniziativa di installare sulle pensiline delle fermate degli autobus un’ arnia.
In Italia,  le cose si muovono lentamente e  gli apicoltori italiani  non hanno nessun aiuto economico in caso di emergenza ambientale.

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