Ernestina:"Fontanone, l'avventura"

06 maggio 2010 , Ernestina , ci ha scritto : ‘Fontanone’: l’avventura.
Parlare del Fontanone oggi, per me e tanti che erano bambini o ragazzini negli anni ’50-’60, significa immergersi nel ricordo di un luogo verdissimo di robinie, di piante varie, di rampicanti, cortina fitta che bloccava i raggi del sole.

alberi del Fontanone

Per i genitori la risorgiva del Fontanile Lodi, questo il vero nome, rappresentava un pericolo, per la possibilità che qualche bimbo ci scivolasse dentro, annegando. Per i bambini era la trasgressione, il luogo nascosto dove giocare agli indiani, o ai banditi, il posto della scoperta e dell’avventura.
Per me e le mie amichette di 9, 10 ,11 anni, l’unico modo di arrivare al Fontanone era raccontare qualche frottola ben confezionata, dopo aver promesso che NON ci saremmo andate. A volte , portare con me la mia sorellina di pochi anni, era una garanzia che mai avrei osato mettere lei e me in pericolo. E invece l’attrazione del luogo era più forte e ci spingeva alla camminata veloce, con il fiato grosso per la corsa e la paura di venire scoperti .
Si percorreva il sentiero stretto, sotto una vera e propria galleria di robinie, che partiva dalla cascina Fontanile, costeggiava la cascina Visconta e lasciava sulla sinistra, in lontananza, la cascina San Maurizio. Allora appariva il Fontanone, in fondo all’oscura galleria. Prima si intravvedeva la radura, poi, man mano che ci si avvicinava, le sponde del grande scavo foderato di erbe e cespugli.
Ed ecco lì, sul fondo, sotto i nostri occhi, l’acqua trasparente del fontanile, e il suo movimento vitale. L’acqua sgorgava da sotto il terreno, era quella la meraviglia. Ma per vederla bene occorreva coraggio, e allora i bambini affrontavano i ripidissimi (così sembravano a noi…) sentierini che portavano alla risorgiva, per immergere le mani nel fresco e portare l’acqua buonissima alla bocca.
Mai acqua era stata così speciale, soprattutto d’estate, con la calura e l’afa polverosa!
Poi si risaliva di corsa, scivolando se era piovuto, a piedi nudi, come era usuale per i figli dei contadini, da fine primavera a inizio autunno.
Fontanone era libertà: di arrampicarsi sugli alberi, di fare frecce, archi, pugnali con i rami , di darsele di santa ragione, urlando, per i maschi. Di costruire capanne , di fabbricare cestini , di cercare fiori e lumache per le bambine. Per tutti, era libertà di nascondersi e appiattirsi sotto i cespugli, nei fossi e farsi inutilmente cercare, mandando in ansia i compagni di gioco; di correre all’impazzata giù per i pendii della risorgiva e fermarsi senza precipitarvi dentro (e chi sapeva nuotare?!). Di lanciarsi sguardi birichini e furtivi tra maschi e femmine più grandicelli, cercando di decifrare il guazzabuglio di sensazioni sconosciute, nella pancia e nel cuore. Di spaventarsi e gridare alla vista di animali pericolosi e… immaginari. Le vipere però qualcuno le aveva viste di certo e mio papà raccontava che, anni prima, c’era anche qualche lontra!
Non ho mai capito se esagerasse un po’!
Tornavamo a casa, felici e appagati, con il nostro segreto condiviso.
I nostri figli hanno visto un Fontanone asciutto, imbruttito dai rifiuti, abbandonato.
I nostri nipoti potranno trovare ancora un luogo verde, ricco di acqua, di piante ed animali, accessibile e, perché no, avventuroso? Credo dipenda solo da noi!!!

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